Cosa intendeva ieri Bersani con “non impedire”?

bersani

Ieri ha avuto luogo la riunione della direzione del Partito Democratico. Nel pieno svolgimento delle consultazioni coi partiti alla ricerca di una maggioranza per la (improbabile) formazione un governo, Bersani è intervenuto con una breve dichiarazione. Il passaggio più interessante dell’intervento è questo:

E noi non chiediamo a nessuno l’impossibile. […] Chiediamo a Scelta Civica un’intesa, è possibile. Chiediamo alle altre forze che hanno minori disponibilità a non impedire questa soluzione. A non impedire questa soluzione.

Chiediamo a PDL e Lega di uscire da ambiti di prodromo di campagna elettorale, anzi, di cascame di una campagna elettorale e di arrivare a una soluzione di responsabilità.

E chiediamo a M5S in un momento decisivo per il Paese se vogliono essere una comunità segregata o una forza politica che si prende qualche responsabilità, nei limiti in cui può prenderserla. Ho detto: non impedire una soluzione. Per il Paese.

Bersani afferma alcune cose interessanti. La prima, e per molti versi la meno sorprendente, riguarda la ricerca di una sponda in Scelta Civica di Mario Monti. Come sappiamo, però, il deludente risultato di Scelta Civica alle ultime elezioni ha fatto sì che un eventuale accordo tra Bersani e Monti non sia sufficiente per il raggiungimento di una maggioranza in Senato. Ed è qui che la strategia di Bersani comincia a farsi più fumosa:

Chiediamo alle altre forze che hanno minori disponibilità a non impedire questa soluzione. A non impedire questa soluzione.

Cosa intende Bersani con “non impedire”? Per quanto riguarda PDL e Lega, le cui richieste per la formazione di una grande coalizione sono state più volte respinte dallo stesso Bersani (a dispetto di quanto dichiarato da alcuni esponenti del PD e di quanto riportato da un certo tipo di stampa affezionata a dubbi retroscena), la richiesta è di “uscire da ambiti di campagna elettorale”.

Ma il principale destinatario di questa singolare richiesta sembra essere proprio M5S. Sappiamo che Grillo ha più volte escluso la possibilità di un voto di fiducia al governo Bersani, da qui la richiesta “a forze che hanno minori disponibilità” di “prendersi qualche responsabilità” entro certi limiti.

La chiave di lettura di questo passaggio potrebbe stare nel meccanismo del voto di fiducia. La fiducia è infatti espressa a maggioranza relativa dei presenti durante la votazione alla Camera o al Senato. Mentre alla Camera, grazie al premio di maggioranza che la legge elettorale ha attribuito al PD, il raggiungimento della maggioranza relativa dovrebbe essere certo, al Senato la situazione è più complessa. Inoltre a differenza della Camera, al Senato i voti favorevoli alla fiducia devono essere maggiori dei contrari sommati alle astensioni, che divengono di fatto voti di sfiducia anch’esse. L’unico modo per astenersi dalla votazione al Senato sottraendo il proprio voto dal computo dei voti contrari è uscire dall’aula. In uno scenario ipotetico nel quale i senatori di M5S abbandonino l’aula durante la votazione, PD e Scelta Civica sarebbero maggioranza relativa e il PD otterrebbe la fiducia. Da qui, potrebbe profilarsi un governo sul più volte citato modello siciliano: la ricerca di un accordo tra PD e M5S sui singoli provvedimenti (legge elettorale, legge sulla corruzione, ecc.).

Questo consentirebbe al M5S di diventare finalmente elemento attivo di questa legislatura – farsi portatore del cambiamento più volte richiesto dai propri elettori – senza venir meno, in qualche modo, alla propria “verginità” politica. Con un trucco da Prima Repubblica, però.

Questa soluzione non è certo elegante. Inoltre, molto difficilmente il Presidente della Repubblica, che aveva chiesto a Bersani di “verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo”, si presterebbe a un gioco di questo tipo. Un altro interrogativo sta nella collaborazione di PDL e Lega che dovrebbero rimanere in aula durante la votazione (“uscire da ambiti di campagna elettorale”), permettendo così il raggiungimento del numero legale. Berlusconi, che avrebbe tanto da perdere dalla formazione di un governo di questo tipo, non starebbe certo a guardare.

Vera strategia politica o tentativo di prendere tempo? Oggi e domani Bersani incontrerà i leader degli altri partiti. Giovedì tornerà a riferire a Napolitano e lo sapremo per certo.

photo credit: framino via photopin cc

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