Di quali “accuse infamanti” parla Grasso

Marco Travaglio

Con il suo editoriale sul Fatto Quotidiano del 19 marzo, integralmente riportato sul blog di Beppe Grillo, Marco Travaglio fornisce una puntuale legittimazione delle riserve che i senatori del M5S avevano espresso decidendo a maggioranza di non votare Pietro Grasso per la presidenza del Senato. Travaglio spiega come l’aprioristico rifiuto di ogni proposta proveniente dai partiti fosse questa volta più che motivato dalle ombre che avvolgono la storia di Grasso.

L’accusa principale che Travaglio rivolge a Grasso è di essersi sempre tenuto a debita distanza dalle indagini sul rapporto tra mafia e politica e di essersi così accattivato simpatie trasversali tra gli schieramenti politici. Travaglio scrive:

Grasso, quando arrivò alla Procura di Palermo nel 2000, si ritrovò Schifani indagato per mafia e lo fece subito archiviare (l’indagine fu riaperta dopo la sua dipartita)

Travaglio, a dispetto della sua profonda conoscenza delle vicende (oggetto di vari libri di cui è autore) compie una ricostruzione assai parziale e fuorviante dei fatti.

Infatti Renato Schifani fu iscritto nel registro degli indagati della Procura di Palermo per la prima volta nel marzo del 1996. L’indagine fu poi archiviata nel marzo 1998 con Caselli procuratore. Schifani venne iscritto nuovamente nel registro indagati nel dicembre 1998 per associazione mafiosa e altri reati e poi ancora nel novembre del 1999. Grasso arriva alla Procura di Palermo nell’agosto del 1999, e la Procura sarà sotto la sua direzione dal 2000 al 2004. L’indagine Schifani sarà archiviata nel 2002, (circa due anni dopo l’inizio della direzione Grasso) su richiesta dei PM Lia Sava e Sergio Lari. Tralasciando le illazioni secondo le quali dietro le firme dei due PM ci fosse una volontà politica di Grasso, Travaglio appare in malafede quando afferma che Grasso la fece “subito archiviare”.

Sembra esserlo anche quando afferma che “l’indagine fu riaperta dopo la sua dipartita”. Tace infatti sul fatto che l’indagine fu riaperta ben sei anni dopo, nell’estate del 2010,  e non perché Grasso fosse andato via, ma per alcune sopraggiunte dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Ancora, Travaglio omette di dire che la nuova indagine si concluderà anch’essa dopo due anni con una richiesta di archiviazione dei magistrati, coordinati questa volta dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia.

Travaglio cita solo l’archiviazione del 2002 come una delle operazioni che consentirono a Grasso di diventare:

il cocco del Pdl (che lo impose alla PNA, estromettendo per legge Caselli)

E rincara la dose nella puntata di Servizio Pubblico del 21 marzo affermando che:

[Grasso] ha ottenuto addirittura tre leggi, fatte dal centro destra per far fuori Caselli e far passare Grasso alla Procura nazionale antimafia, leggi incostituzionali, che però Grasso ha ulizzato per diventare Procuratore nazionale antimafia mentre il governo gli faceva fuori il suo unico rivale

Grasso stesso ha più volte ammesso che le leggi cui Travaglio fa riferimento sono state concepite contra personam, per impedire a Caselli di diventare Procuratore nazionale antimafia. Ma Travaglio sembra proprio voglia dare ad intendere che tali leggi fossero una ricompensa richiesta e ottenuta da Grasso per la sua discrezione nei confronti della politica.

Nella puntata del 25 marzo di Piazza Pulita Grasso si è difeso dalle critiche, per molti versi condivisibili, circa il suo mancato passo indietro dopo che una delle leggi “contra Caselli” era stata dichiarata incostituzionale. Grasso afferma che il CSM, pur avendo il tempo per esprimersi in favore di Caselli prima che le leggi fossero approvate, decise di non farlo perché non ne aveva l’intenzione. A conferma di tale ipotesi è intervenuto nei giorni scorsi l’ex consigliere del CSM Giuseppe Fici, affermando:

Anche se l’allora Casa delle Libertà non fosse intervenuta con una legge ad hoc per escludere Giancarlo Caselli, sarebbe andato comunque a Grasso il posto di Procuratore nazionale antimafia, perché al CSM si era già costituita una maggioranza a suo favore.

Sempre a Piazza Pulita, Grasso ha risposto su altre questioni, forse più controverse, sempre riconducibili al suo presunto desiderio di tenersi alla larga dalle indagini che coinvolgevano il livello politico della mafia. Tra queste la mancata controfirma dell’appello contro Andreotti, lo smantellamento della squadra di magistrati ex caselliani che aveva trovato alla Procura di Palermo e la gestione del pentito Giuffré. La verosomiglianza delle versioni dei fatti di Grasso e la sua buonafede sono più difficilmente verificabili e attengono al campo dell’opinabile.

Del resto, come Travaglio ha già dichiarato, alle risposte di Grasso seguiranno le sue contro risposte giovedì 28 marzo da Santoro dato che, dopo le scaramucce con Formigli e il direttore di La7 Ruffini, non ha voluto partecipare al confronto di lunedì con Grasso. L’articolo sul Fatto Quotidiano del 24 marzo la dice lunga su quanto saranno distensivi i toni di Travaglio:

Se invece il presidente del Senato continua a fare giochetti coi suoi compagnucci di partito, viene il sospetto che abbia già optato, un’altra volta, per la fuga. Insomma, come già con Caselli, gli piace vincere facile: giocando le partite senza l’avversario.

photo credit: International Journalism Festival via photopin cc

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