Renzi: «Amo le svastiche e i cigni di plastica»

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No, non l’ha mai detto. Però qualcuno di voi lettori avrà cliccato su questo titolo perché mette in bocca a un noto politico qualcosa di molto controverso. L’abbiamo fatto apposta, per farci leggere di più. Oppure, perché non ci piace Renzi. Disdicevole, no?

Bene, ora leggete quest’altro titolo (e catenaccio):

Renzi: sono pronto a fare il premier

Bersani e Errani convinti di avere il sostegno decisivo di molti senatori 5 Stelle. Il lavoro di «scouting» sarebbe andato in porto

Sono tratti da un pezzo apparso sul Corriere della Sera dello scorso 1 Marzo. In una realtà parallela nella quale i giornali italiani sono fonte sempre affidabile di notizie, adesso avremmo un governo formato dalla coalizione di Bersani, appoggiato da Scelta Civica di Monti e, al Senato, da un gruppo di grillini traditori. O, magari, Renzi avrebbe cercato di scavalcare Bersani nella formazione di un governo. Se nessuno di questi due scenari si è avverato, si può legittimamente ipotizzare che il giornalista si sia inventato tutto.
Il giorno dopo, infatti, Renzi è costretto a smentire. Altre pagine sono, quindi, spese sulla “replica” (così la chiama il Corriere) del sindaco di Firenze. E altre ancora sono riempite con gli strascichi polemici, a turno, di detrattori e sostenitori di Renzi e così via.

Sono anni che i lettori italiani delle varie testate giornalistiche si sono abituati a questo giro di notizie più o meno false, smentite più o meno convincenti, retroscena più o meno affidabili e polemiche, quelle sì, sempre reali.

E le cattive pratiche giornalistiche non si fermano certo a titoli fantasiosi o retroscena inventati. Anche i virgolettati, spesso, sono inventati di sana pianta. Mettiamo che io sia un giornalista di uno dei maggiori quotidiani italiani. Vengo a sapere da una mia fonte che Renzi in una riunione avrebbe detto del suo amore per le svastiche e i cigni di plastica. Il giorno successivo, il mio pezzo titolerà: “Renzi: «Amo le svastiche e i cigni di plastica»”. Nonostante io non abbia mai sentito dire a Renzi nulla del genere. Nonostante nessuno confermi quanto detto dal mio informatore. Sempre che questo informatore esista.

Certo, la cosa sarà smentita a stretto giro. E poco importa se, nel frattempo, nei lettori si sarà insinuato il dubbio che Renzi sia un nazista o (peggio ancora) un amante del kitsch.

In momenti di incertezza politica come questo, i giornali approfittano del clima di confusione per riempire le proprie pagine di tutto e il contrario di tutto, impunemente. Per vendere più copie, certo. O, peggio ancora, per colpire un avversario politico del giornale  (o del giornalista, o della fonte del giornalista). Per non parlare del fatto che alcune testate siano in questo modo in grado di influire sull’agenda politica. E la cosa non fa comodo solo ai giornalisti: qualunque politico chiamato in causa da un articolo scomodo può sfruttare la pessima fama dell’informazione giornalistica per buttarla in caciara e smentire tutto.

Quello della stampa italiana è un mercato fortemente manipolato e drogato dalle forze politiche. E in questa sua condizione vanno rintracciate le cause di buona parte dei suoi mali. Ai giornali che, in quanto organi di partito, percepiscono finanziamenti diretti si aggiungono quelli che sacrificano la propria credibilità per compiacere le forze politiche che influenzano il proprio azionariato.

Ed è proprio quando il mercato non funziona che si generano anomalie come questa: a una scarsa concorrenza segue sempre una scarsa qualità del prodotto. In un mercato sano, gran parte dell’informazione italiana non sopravviverebbe. Ma è proprio un mercato sano quello che ci vuole. Un mercato nel quale non è la protezione politica a garantire la sopravvivenza di un competitor ma la credibilità acquisita nel tempo agli occhi dei lettori.

Tagliare il legame tra politica e stampa è un passo necessario verso un panorama giornalistico più equilibrato e autorevole. In cui può, sì, esserci spazio per ogni tipo di opinione purché costruita su fatti realmente accaduti e parole realmente pronunciate.

photo credit: Niccolò Caranti via photopin cc

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