E’ la brutta, brutta storia dei rimborsi ai parlamentari 5 Stelle

biascica

Si parla molto in questi giorni della spaccatura interna al M5S sulla questione della retribuzione dei parlamentari. A fronte della confusione spesso fatta dai media, delle incalzanti richieste di chiarezza degli elettori M5S e delle poco soddisfacenti risposte pervenute dai parlamentari, è forse utile fare il punto della situazione, con particolare attenzione ai numeri in ballo. A tal fine useremo, per semplicità, i dati relativi alla Camera dei Deputati, tenendo conto che per il Senato le cifre non sono molto dissimili.

Quali erano le promesse che il M5S aveva fatto in campagna elettorale?

Il “Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento” al paragrafo “Trattamento economico” stabilisce che:

L’indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili, il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato). I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo.

L’indennità parlamentare dovrebbe quindi essere ridotta da 10.435,00 euro mensili lordi a 5.000 euro mensili lordi.

Non è perfettamente chiaro come l’ammontare netto dell’indennità (che pare attestarsi intorno ai 2.500 euro contro i 5.000 per un deputato tipo)  debba essere ricavato da questi 5.000 euro. Infatti, in generale, all’indennità lorda vanno sottratti:

  1. ritenute fiscali: IRPEF e addizionali regionali e comunali di importo variabile in base al domicilio fiscale;
  2. 526 euro di ritenute assistenziali, versati in un fondo per l’assistenza sanitaria;
  3. ritenute previdenziali ai fini pensionistici, pari all’8,80% dell’indennità lorda;
  4. 784,14 euro di ritenute previdenziali destinate al fondo per l’assegno di fine mandato.

E’ probabile che tutte queste ritenute siano calcolate sul lordo di 10.435.00 euro. Questo perché sia agli occhi della fisco che della previdenza i deputati percepiscono l’intera indennità.

In pratica, le trattenute su uno stipendio da parlamentare rappresentano in media circa il 50% del totale. Possiamo dire che 5.000 euro circa dei 10.435 vanno all’erario. Di fatto, i deputati M5S pagano il 50% di questi 5.000 euro di tasse dai famosi “5.000 lordi” effettivamente percepiti, l’altra metà dalla parte che restituirebbero allo Stato. Risultato: ci si limita a restituire circa 2.500 euro dalla paga netta effettivamente percepita. Questo vuol dire, quindi, che percepiranno sì una paga netta calcolata su un lordo di 5.000 euro, ma che il lordo effettivamente percepito si aggirerebbe intorno ai 7.500 euro. Questo perché, in pratica, metà delle ritenute le mette lo Stato (che è il datore di lavoro). Quindi, ad esempio, i deputati M5S godranno di contributi pensionistici pagati sulla paga complessiva, non su quella decurtata.

Inoltre, un deputato che avesse ulteriori fonti di reddito potrebbe sfruttare parte dello stipendio lordo “restituito” per pagare le tasse anche sui redditi privati, non dipendenti dal lavoro di parlamentare.

Ma si tratta solo di speculazioni, dato che le modalità di calcolo dell’indennità netta non sono state rese note.

I deputati 5 Stelle affermano inoltre di voler rinunciare, come promesso, all’assegno di fine mandato che è pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo.

Ok, ma ammesso che i deputati stiano, in qualche modo, rispettando il codice di comportamento, come stanno le cose con gli altri rimborsi?

Il problema sta nel fatto che i 5 Stelle si sono divisi sulla questione della restituzione della diaria e dei rimborsi spese. Mentre Grillo e Casaleggio avevano indirizzato gli eletti verso la restituzione dei rimborsi eccedenti le spese effettivamente sostenute, in un sondaggio lanciato sul forum interno dei parlamentari è venuto fuori che:

  • il 48,48% dei votanti preferirebbe che la restituzione dei rimborsi fosse su base volontaria;
  • il 36,30% sarebbe per la rendicontazione e la restituzione delle eccedenze;
  • il 5,30% opterebbe per l’imposizione di tetti di spesa da stabilire in successive assemblee.

Ma di che cifre stiamo parlando?

I rimborsi previsti sono di 4 tipi.

  1. La diaria, concepita come rimborso delle spese di soggiorno a Roma, ammonta a 3.503,11 euro mensili. Tale cifra può essere consistentemente ridotta in base all’assenza dalle votazioni con il procedimento elettronico e relativamente alla percentuale di assenza dalle attività parlamentari.
  2. Il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato è pari a 3.690 euro, di cui un 50% per specifiche categorie di spese che devono essere attestate (collaboratori, consulenze, ricerche, ecc), e l’altro 50% corrisposto forfetariamente.
  3. Il rimborso delle spese di trasporto e spese di viaggio che copre i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio e che ammonta a 3.324,70 euro trimestrali per i deputati aventi domicilio lontano meno di 100 km dall’aeroporto più vicino e a 3.995,10 euro per gli altri. I deputati usufruiscono anche di tessere per la libera circolazione sul territorio nazionale.
  4. Il rimborso per le spese telefoniche che ammonta a 3.098,74 euro annui.

Quindi a quanto ammonta lo stipendio netto mensile di un deputato M5S?

Aggungendo all’indennità netta di 2.500 euro i quattro differenti tipi di rimborsi computati su base mensile, la busta paga di un deputato 5 Stelle ammonta a 11.058,89 euro. Questo ovviamente per un deputato sempre presente e che trattiene tutti i rimborsi. Il totale percepito nell’arco di una legislatura quinquennale sarebbe quindi di 663.533,40 euro contro gli 813.533,40 euro del deputato tipo.

Ovviamente un discorso a parte va fatto per la pensione. I deputati usufruiscono di un trattamento pensionistico con sistema contributivo analogo a quello vigente per i dipendenti pubblici. Il diritto alla pensione matura al compimento dei 65 anni di età, nei casi in cui  il mandato è stato esercitato per alemeno 5 anni. Per ogni ulteriore anno di mandato, l’età richiesta si abbassa fino ad un’età minimo di 60 anni.

Quindi la cifra di cui un deputato 5 Stelle su due vuole autonomamente poter scegliere la restituzione è… ?

8.558,89 euro mensili, che costituiscono la parte più consistente della busta paga.

E la cifra che invece tutti i deputati 5 Stelle, da codice di comportamento, restituiranno allo Stato?

Secondo le stime utilizzate finora,  percependo 2.500 euro netti in meno per mese, i deputati 5 Stelle restituirebbero un totale di 150.000 euro nell’arco di una legislatura quinquennale. Inoltre, rinunciando all’assegno di fine mandato,  restituirebbero altri 40.000 euro, sempre considerando il mandato della durata di 5 anni.

A questi si possono aggiunegere, per completezza, i rimborsi elettorali non percepiti e le doppie indennità di carica cui i parlamentari annunciano di voler rinunciare.

Sono cifre che influiscono sull’economia del paese?

Certamente no, e certamente ci sono questioni molto più importanti. Si tratta però di temi di massimo interesse per gli elettori del M5S che hanno dato mandato ai propri rappresentanti di condurre una lotta senza quartiere contro i privilegi della “Casta”. Impegno su cui il MoVimento ha costruito buona parte del proprio consenso.

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