Dove sono andati a finire i voti M5S?

origin_8091685018Come tutti hanno già osservato, i risultati delle elezioni comunali svoltesi domenica e lunedì vedono un netto ridimensionamento dei consensi del Movimento 5 Stelle.

Beppe Grillo attribuisce il cattivo risultato al fatto che l’elettorato sarebbe diviso in due parti: una che vede nei partiti tradizionali una difesa del proprio status quo (23,5 milioni di elettori circa, secondo i suoi calcoli) e una che potenzialmente prediligerebbe il M5S (“lavoratori autonomi, cassintegrati, precari, piccole e media imprese, studenti”, sempre intorno ai 23,5 milioni). In qualche modo, secondo Grillo, la prima, egoista metà dell’elettorato avrebbe prevalso alle elezioni comunali, relegando M5S a ruolo di partito minore e ripristinando il vecchio bipolarismo a livello locale.

Visto che anche alle ultime politiche l’elettorato sarebbe stato composto da questi due gruppi (alquanto eterogenei, per la verità), bisogna chiedersi cosa sia cambiato, visto che Grillo non lo spiega esplicitamente.

Uno scenario coerente con questa “analisi sociologica”, sarebbe quello secondo cui una parte degli elettori che avevano votato a livello nazionale M5S, avrebbe preferito votare per un esponente dei partiti a livello locale. Ma se questi elettori sono interessati a mantenere uno status quo, non avrebbe avuto senso votare per Grillo a livello nazionale in primo luogo.

Il secondo scenario, allora, sarebbe quello per cui gran parte dell'”Italia B” si sia astenuta alle comunali. Forse delusa dagli errori strategici o di comunicazione del M5S, forse perché meno opportunista dell'”Italia A”, ché quelli là vanno sempre a votare (non solo egoisti, ma anche democratici).

Chiaramente, l’ipotesi di un paese spaccato in classi non regge e suona tanto come un “gli elettori non hanno capito nulla” che lascia il tempo che trova.

Ma potrebbe comunque essere stato l’astensionismo ad avere danneggiato il M5S? Diamo un’occhiata a qualche dato, concentrandoci sui risultati alle comunali di Roma, Brescia, Ancona ma anche alle regionali in Friuli Venezia Giulia del mese scorso, e confrontiamoli con i risultati delle ultime politiche (alla Camera). Il confronto tra i due risultati elettorali può apparire molto forzato, data la diversità delle due consultazioni, in termini di leggi elettorali, di affluenza al voto, ma vista la vicinanza temporale delle consultazioni, riteniamo che da tale confronto possano comunque essere tratte alcune considerazioni di carattere politico.partiti Per ogni torta, all’esterno sono rappresentati i numeri di voti (in centinaia) presi dai tre partiti principali alla Camera a febbraio. All’interno, i numeri di voti presi alle comunali. In nero, lo scarto di voti presi tra le due votazioni: se un partito ha perso più o meno voti alle comunali, all’interno vi sarà una “fetta” nera più o meno grande. Viceversa, se un partito ha guadagnato voti rispetto alle nazionali. Essendovi stato un calo nell’affluenza, le parti nere sono naturalmente concentrate nelle parti interne delle torte (la somma delle zone nere dà la quantità di elettori che non sono andati a votare alle comunali e che erano invece andati alle nazionali).

Per quanto questa rappresentazione possa apparire banale, dà un’efficace colpo d’occhio sull’impatto che l’astensionismo avrebbe avuto sui vari partiti. Si sa che alle votazioni politiche l’affluenza è sempre più alta che per le amministrative, tranne i casi in cui queste si tengano contemporaneamente (come per le comunali a Roma nel 2008, ad esempio), quindi è lecito aspettarsi un calo di voti per tutti i partiti.

Sia il PD che il PDL, infatti, hanno perso un discreto numero di voti. Il PD, però, sembra aver risentito più delle astensioni, sicuramente anche a causa del clima di incertezza post-elettorale, con le difficoltà nella formazione di un governo e la pessima figura fatta in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica. Ma è il M5S, in praticamente tutti i casi, il partito che sembrerebbe aver sofferto di più il mancato afflusso di elettori. In termini assoluti (ampiezza delle fette nere rispetto a quelle degli altri partiti) ma soprattutto relativi (ampiezza delle fette nere rispetto alle fette gialle delle elezioni precedenti).

Il fenomeno di astensionismo che ha colpito il M5S risulta ancora più chiaro forzando ulteriormente il confronto. Se si paragonano i voti presi dalle principali coalizioni alle politiche con quelli presi dai candidati, che erano supportati grossomodo dalle stesse coalizioni, si può osservare come a Roma addirittura il 77% dell’astensionismo rispetto alle politiche si concentri sul M5S. Per il Friuli la percentuale è del 44%, per Brescia è del 66% e per Ancona ancora del 77%.

coalizioni Ovviamente questa rappresentazione non tiene conto di come le coalizioni si sono riconfigurate tra le due consultazioni, nè della possibilità di esprimere un voto disgiunto o al solo candidato alle amministrative, ma l’estraneità del M5S da ogni tipo di coalizione rende meno incoerente l’analisi dei risultati.

È quindi ragionevole assumere che l’elettorato M5S sia un elettorato più volatile. Più sensibile alla delusione di un movimento che ha fallito nell’incidere attivamente nella tanto deprecata scena politica italiana? Certo. Ma, probabilmente, anche meno interessata alla politica in generale. È lecito assumere che buona parte dell’elettorato “mobile”, quello cioè che vota esclusivamente in occasione delle elezioni politiche ed è meno interessato alle amministrative, si sia mobilitato in favore di M5S a febbraio (con buona pace dei sondaggisti che avevano attribuito la sottostima delle percentuali M5S a un calo dell’affluenza), ma non successivamente.

La colpa del movimento di Beppe Grillo sarebbe quindi quella di non aver costruito il proprio consenso su una base solida. Ciò che ha reso il risultato del M5S straordinario alle elezioni nazionali sembra essere stato il diffuso voto di rottura, che per sua stessa natura, è occasionale e non fa affidamento su un elettorato fidelizzato. Per questo motivo è probabile che Grillo non riuscirà a ottenere alte percentuali alle amministrative, almeno in un prossimo futuro. Per quanto riguarda le prossime politiche, bisognerà capire se M5S sarà di nuovo in grado di polarizzare l’attenzione dell’elettorato più insoddisfatto, nonchè meno facile da accontentare.

photo credit: pasere via photopin cc

Advertisements

One response to “Dove sono andati a finire i voti M5S?

  1. Come persona che voleva il cambiamento, anch’io avrei potuto sbagliare (non l’ho fatto) e votare m5s tanto per provare qualcosa di nuovo. Molte persone hanno votato grillo pur non essendo d’accordo al 100% con la sua linea. Queste persone, si sono avvicinate al movimento anche, e soprattutto, perchè gli era stata promesso che la loro voce sarebbe stata sentita, bastava scrivere sul blog, e le loro idee sarebbero state prese in considerazione. Invece non li hanno fatti votare per il candidato presidente della repubblica. Non appena si dice qualcosa che la ditta grillo/casaleggio non approva per tutta risposta viene detto di avere sbagliato a votare, vengono cancellati commenti dal blog, soprattutto se popolari, gente fedele al movimento viene apostrofata con temini quali “troll” e ogni altro genere di insulto.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s