69,8% di tasse? I conti non tornano

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Oggi abbiamo notato questa lettera scritta da Aldo Marchioni e pubblicata da Beppe Severgnini sul suo blog, italians:

Lavoro per conto mio: ho la partita IVA. Nel 2012, è arrivato, finalmente, lavoro in abbondanza. Io lavoro esclusivamente per aziende: tutto viene fatturato. Alle correnti tariffe di mercato ho prodotto un reddito lordo di circa 50.000 euro. Per me, abituato come ero abituato, non è male. Il commercialista mi ha appena comunicato quanto dovrò versare da qui a novembre, tra saldo e anticipo: 22.900 euro tra imposte e contributi previdenziali. Questo dopo che, sul fatturato, è già stato versato il 20% di ritenuta d’acconto: che fanno altri 12.000: 34.900. In percentuale sul lordo, fa 69,8%. Per mettere insieme 50.000 euro ho lavorato sabati, domeniche, alcune notti, ho fatto trasferte paurose. Lo stato, per mantenere vizi e stravizi dei vari Trota, Batman, Formigoni e Minetti, se ne porta via più di due terzi.

Chiaramente, la cosa sta generando parecchia indignazione sui social network (“lo Stato si mangia i due terzi dei nostri profitti!”). Prima di indignarsi (e fare scattare la condivisione su Facebook), però, bisognerebbe ricordarsi di non fidarsi ciecamente si tutto quello che si legge, su un blog come sulla carta stampata.

Al netto delle argomentazioni (più o meno condivisibili, non sta a noi giudicare) su Batman, Trota ed altri supereroi, e rispettando le comprensibili difficoltà in cui si possa trovare un lavoratore onesto che sceglie di non evadere le tasse, bisogna fare un paio di considerazioni:

  • Il 20% di 50.000 euro non è 12.000 euro. Questo può voler dire che la cifra sia esagerata o che la cifra a monte della ritenuta di acconto si aggiri intorno ai 60.000 euro, piuttosto che 50.000 (quindi, togliendo il 20% a 60.000, otterremmo 48.000 euro di lordo). Quale delle due cifre è corretta? Non si capisce.
  • I 22.900 euro dovuti “tra imposte e contributi previdenziali” non fanno riferimento a un unico anno. Si parla infatti di “saldo e anticipo”. Mettiamo che io l’anno scorso (2012) abbia guadagnato una certa cifra. L’anno scorso avevo pagato un anticipo delle tasse (il 99%) per quest’anno (2013), calcolate assumendo che quest’anno avrei guadagnato la stessa cifra (guadagnare nel 2013 come nel 2012). Se quest’anno ho guadagnato di più, devo saldare l’anticipo dell’anno scorso (completare il pagamento del 2013 aggiungendo all’acconto del 2012, insomma) e dare l’acconto per l’anno successivo (2014), calcolato assumendo che l’anno prossimo io guadagni come quest’anno. Se ho guadagnato meno dell’anno scorso, mi spetterà un rimborso delle tasse e l’anticipo per l’anno prossimo sarà inferiore di quanto pagato l’anno precedente. Se ho guadagnato la stessa cifra, non salderò nulla.

Quindi, in soldoni, la percentuale del 69,8% non si capisce da dove venga e comunque non fa riferimento a un anno solo. Insomma, lo Stato non si è “portato via più dei due terzi” di quanto faticosamente guadagnato. Semplicemente, l’anno scorso il Sig. Marchioni aveva pagato l’acconto su una previsione al ribasso (perché aveva guadagnato di meno) e ora dovrà integrare. Se, ad esempio, l’anticipo dell’anno scorso ha coperto solo metà delle tasse effettivamente dovute, quest’anno le tasse faranno riferimento a un anno e mezzo (metà di quest’anno e l’intero anno successivo).

La trattenuta IRPEF per chi guadagna 50.000 euro si aggira (salvo errori da parte nostra) intorno al 30%. Siamo ben lontani dall’astronomico 70% di cui si parla nella lettera.

Insomma: quando i numeri sono così alti da sembrare incredibili, probabilmente bisogna chiedersi se siano effettivamente credibili. I lettori si informino prima di indignarsi. Severgnini compreso.

(E al Sig. Marchioni, che vuole emigrare, facciamo i nostri auguri di milze in fuga.)

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5 responses to “69,8% di tasse? I conti non tornano

  1. La trattenuta IRPEF è solo una (piccola) parte del totale. L’ INPS da solo fa un altro 27.5%, che cresce stabilmente di circa 1 punto annuale da 5 anni (a meno di casse e altro, e anche le casse stanno aumentando molto). In più ci sono addizionale regionale ed eventuale IRAP. E si, per uno che la pensione non la prenderà mai, l’ INPS è una tassa.

    • Ci siamo dimenticati del contributo INPS, in effetti. Ma i due terzi dovrebbero essere a carico del committente (datore di lavoro), quindi siamo a un 9.2%
      Correzione: questo vale solo per i CO.CO.CO.

      Però, a conti fatti (spero di non aver fatto altri errori), dato che la quota INPS non fa parte dell’imponibile IRPEF e che un 4% della quota INPS è comunque fatturabile al committente, l’imponibile totale sarebbe intorno al 50%.

      Per non parlare del fatto che non è detto che la pensione non la si prenderà mai.

  2. Tu probabilmente sei un lavoratore dipendente o un non occupato. Di IRPEF su 50000 Euro si vanno a pagare circa 13000 Euro. Poi devi pagare l’IRAP, cioe’ all’incirca altri 2000 Euro. E cosi’ i 50000 sono gia’ diventati 35000. Su questi devi pero’ versare l’INPS, e volano via all’incirca altri 8000 euro. E i 50000 che edano diventati 35000 sono diminuiti a 27000. Se poi sei pure iscritto a un altro ente obbligatorio tipo Enasarco (come capita a me), ti volano via altri 2000 eurini, cosi’ i 50000 lordi sono gia’ diventati 25000. Adesso immaginati di dover pagare un albo, piu’ l’IVA che volenti o nolenti ti portano via un altro paio di migliaia di euro. E non abbiamo ancora parlato dei costi fi produzione, giavche’ i 5000 sono il lordo. Fa conto che per mangiare fuori tu ti tiri al massimo spendendo 12 euro alla volta: per circa 200 pasti fuori sono 2400 euro all’anno, ma c’e’ una regoletta per cui al massimo puoi scaricare l’1% del fatturato lordo. Per cui solo sul mangiare ci smazzi 1900 euro, e devi pure pagarci le tasse sopra! adesso prova a rifare un po’ di conti e pensaci su.

    • Va bene, ma nell’articolo si parla di imposte, non di costi di produzione o pasti. E dai tuoi stessi conti siamo a un 50% del totale, non un 70%.
      Il post non l’abbiamo scritto per sostenere che le tasse non sono troppe, bensì che la percentuale indicata (al netto delle spese supplementari di cui parli tu) *non* è così alta.

      (e ribadisco che i contributi INPS non sono tasse, quindi non andrebbero nel conto. Ma tant’è)

  3. Mi scusi allora se l inps non sono considerate tasse allora non è obbligo pagarle ma essendo statale sei obbligato allora.? Per quanto riguarda quel 69.8% si facciano bene i conti perché da artigiano forse li superiamo oppure i consulenti sono tutti e dico tutti dei somari

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